Le intuizioni

Glenn Doman, a destra, insieme al dottor Raymundo Veras, negli anni ’60

Da quando, nel 1955, aprì gli Istituti seguendo l’istinto e l’esperienza accumulata sino ad allora al fianco di Temple Fay per iniziare trattamenti assolutamente rivoluzionari, Glenn Doman ha trovato il modo di collaborare con personaggi altrettanto eclettici e coraggiosi, come Linus Pauling, Raymond Dart, Raymundo Veras e con tutte le centinia di membri dello staff degli Institutes che si sono succeduti nelle sue varie sedi nel mondo. Oggi i metodi sviluppati dagli Istituti per assistere persone sane o malate nel raggiungimento del loro potenziale umano sono utilizzati ovunque, anche da chi continua a non ritenere validi i programmi impartiti con successi inequivocabili a migliaia di persone. All’inizio, però, i concetti espressi da Glenn Doman e dal suo staff erano praticamente sconvolgenti. A lui la parola.

“Che cosa credevamo? Se oggi le nostre teorie sembrano così semplici da essere ovvio, posso solo dire che nel 1957 pochi altri le trovavano tali. Noi credevamo:

a) che la lesione cerebrale risiedesse nel cervello (questo è sempre stato il nostro credo più radicato);

b) che, poiché il cervello controlla tutte le funzioni umane, se è gravemente leso, i sintomi della lesione si evidenzieranno in ogni zona del corpo;

c) che la cura dei sintomi che si manifestano in occhi, orecchie, bocca, torace, braccia, gambe e in qualsiasi altra parte del corpo non  altera la lesione cerebrale di base;

d) che se potessimo attaccare con successo il problema nel cervello stesso piuttosto che i soli sintomi, questi sparirebbero spontaneamente;

e) che esistevano mezzi per indirizzare le cure al cervello stesso.

… Si deve quindi considerare come principio fondamentale che, quando una lesione esiste entro i confini del cervello, la cura, per avere successo, deve essere diretta al cervello, dove giace la causa, piuttosto che a quella zona periferica dove si riflettono i sintomi…

Niente è cambiato in questo principio dal 1957. Né cambia ora.”

Glenn Doman

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