Paralisi cerebrale

A proposito di paralisi cerebrale, nelle parole di Glenn Doman (tratte dal volume “Che cosa fare per il vostro bambino cerebroleso”).

“…è probabilmente il termine più conosciuto in assoluto: paralisi cerebrale. In inglese si dice “cerebral palsy”. Palsy ha due significati: “paralisi” e “tremolio”. Visto che un cervello non può tremolare e neppure essere paralizzato, allora il termine non ha un significato letterale, e la domanda rimane la stessa: che cosa vuol dire?

Un luminare nel campo della paralisi cerebrale ha detto che questo termine indica una serie di sintomi estremamente specifici, prodotti da una lesione cerebrale estremamente specifica e specificamente localizzata. Benissimo. Saremmo a posto con questa definizione, non fosse che un altro luminare ha affermato che la paralisi cerebrale riguarda tutto ciò che accade a un bambino dal collo in su. Andrebbe benissimo anche questa, non fosse per l’affermazione del primo luminare. Purtroppo il disaccordo non si limita a queste due autorità: praticamente ogni luminare ha una propria definizione di paralisi cerebrale. E di autorità in questo campo ce ne sono tante.

E non è che la raffinatezza della terminologia sia di gran aiuto.

I casi di paralisi cerebrale vengono infatti suddivisi a loro volta in una miriade di sottocategorie. Come la paralisi cerebrale atassica. In alcune classificazioni, essa è poi suddivisa in un’ulteriore dozzina di sotto-sottocategorie. Il Dottor Fay, che si occupò personalmente di diversi tentativi di classificazione nel tentativo di portar ordine in un simile caos, diceva sempre in modo contrito che per l’atassia c’erano solo due possibilità: “o ce l’hai, o non ce l’hai”. In effetti questo riduce parecchio il numero di possibili atassie. Alla fine non rimane che convenire con Menninger: “il perfezionamento della terminologia” porta più confusione che chiarezza.

Il problema con i termini di cui abbiamo discusso finora, così come con tutti gli altri che esistono, è che ogni volta che li si usa, si persevera nel facile errore dello scambiare un sintomo con la malattia.”

Glenn Doman

Cosa fare per il vostro bambino cerebroleso – Il Corso

 

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